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CULTURA E TURISMO

CULTURA E TURISMO

La Storia

Alcune fonti letterarie tramandano che i primi abitanti di San Basilio sono stati i componenti di una famiglia di un pastore nominato Virdano o Birdano, nome questo che ritroviamo in un'antichissima carta. Nel 1119 il giudice Torgotorio di Cagliari fa dono dell' Incontrada di Trecenta al figlio Salusio di Laconi e il villaggio di San Basilio è menzionato nell'atto di donazione dove compaiono i seguenti dati: l'abitato era composto da 525 case disposte in maniera irregolare, strade irregolari e fangose nei periodi piovosi.

Il territorio prevalentemente montuoso, con spazi coltivabili e parti incolte destinate alla pastorizia, comprendeva alberi di leccio e sughero che fornivano legname per il fuoco e i forni; gli abitanti ne traevano profitto vendendolo nei paesi della Trecenta molto bisognosi di questa materia prima.

Gli olivastri assai diffusi, venivano innestati per favorire la produzione delle olive che assieme al frutto del lentischio , producevano l'olio per il fabbisogno. Diversi erano i pozzi d'acqua non potabile, quella potabile veniva attinta da Calamata, poco distante dall'abitato. L'acqua migliore era la fonte di Is mizisceddas, acqua bevuta soprattutto dalle famiglie più agiate.

Popolazione

Il villaggio di San Basilio era abitato da 1530 anime così distinte: adulti maschi 410, femmine 425, minori maschi 340, femmine 355, le famiglie erano circa 512. Il movimento demografico annuale era espresso con i seguenti numeri:nascite 50, morti 20, matrimoni 16.

Impegno lavorativo

Agricoltura:se ne occupavano 420 persone, i terreni erano molto produttivi e i raccolti notevoli.
La semina in numeri: grano starelli 900, orzo 300, fave 200, legumi 60, lino 60. Quest'ultimo veniva utilizzato per tessiture e confezioni di indumenti tra i quali, importanti da ricordare, is crazzonis de arroda del costume maschile. La stoppa (cascame), sa stuppa, veniva conservata per la preparazione degli antichi rimedi (s'impiastu de s'ou cun sa stuppa) dagli operatori empirici.
Prosperavano le vigne dando un sufficiente prodotto per il consumo.Le piccole terre chiuse per le vigne e per seminarvi e pascolarvi (Is Cungiaus) forse non avevano una superficie complessiva di 1250 starelli.Non esistevano grandi chiudende (is tancas).
I terreni aperti coltivabili occupavano una estensione di 3600 starelli, quelli incoltivabili invece 1500 starelli (uno starello corrispondeva ad un moggio ed equivale a 4000 mq).
Pastorizia: il pascolo era abbondante, i capi bovini adibiti all'agricoltura erano 200, i cavalli 70, le giumente 120 (domati). I capi di bestiame rude erano: vacche 600, cavalli 80, capre 2500, pecore 5500, maiali 600.
Commercio: i prodotti venduti erano quelli ricavati dall'agricoltura e dalla pastorizia come frumento, cereali, formaggi e quelli del legname indicati precedentemente.

Religione

Il popolo sanbasilese, precedentemente compreso nel Vescovado dei Dolia, nel XII secolo è convogliato alla giurisdizione dell' Arcivescovo di Cagliari; un Provicario amministrava e curava le cose spirituali.Esisteva un'associazione religiosa che era quella della Confraternita del SS. Rosario.

Viabilità

Per mancanza di un ponte erano impedite le comunicazioni con il villaggio di S.Andrea. Erano inoltre malagevoli anche le vie di comunicazione con i paesi del Gerrei.

L'istruzione

L'istruzione primaria era molto trascurata, i bambini che andavano a scuola erano soltanto 10 e solo 20 persone sapevano leggere e scrivere.
Esistevano 7 Notai, sicuramente intesi come persone che annotavano scritti, ricevute private ecc. Inoltre esistevano un chirurgo e un flebotomo che praticava il salasso.

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